MUSEO DI CASA ROMEI
Via Savonarola, 28-30 Ferrara
tel. 0532 234130
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Web & social

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Orari di apertura

da domenica a mercoledì 8.30 - 14.00

da giovedì a sabato 14.00 - 19.30

(chiusura biglietteria e ultimo ingresso 30 minuti prima degli orari indicati)

chiuso nei giorni 1 gennaio e 25 dicembre

 

Ingresso

intero € 3,00

ridotto € 1,50 giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni

gratuito per tutti i cittadini di età inferiore a 18 anni e ogni prima domenica del mese sono previste ulteriori agevolazioni per l'ingresso

gratuito per i possessori della "MyFEcard"

per tutte le informazioni sull'utilizzo e i punti vendita http://www.myfecard.it/

 

Accessibilità

tutti gli spazi del Museo sono accessibili direttamente

 

Servizi

all’interno del monumento sono presenti pannelli informativi e didattici

 

Carta della qualità e dei servizi

Scarica il documento (aggiornato a ottobre 2017)

 

 


Casa Romei, cortile

Iniziata a partire dal 1442 circa, Casa Romei costituisce uno dei complessi architettonici più interessanti dalla cultura ferrarese, in quanto unico esemplare oggi esistente e ancora ben leggibile di dimora nobile dell’età dei marchesi Leonello e Borso D’Este.

Il committente Giovanni Romei apparteneva a una famiglia agiata della classe mercantile ed era egli stesso mercante e banchiere; molto abile negli affari e nella vita sociale, ricoprì importanti incarichi per conto del Duca Borso del quale in seconde nozze sposò la giovane nipote Polissena.

Numerosi elementi decorativi sparsi nell’edificio ci riconducono a Giovanni Romei, del quale si nota la volontà autocelebrativa nella perenne presenza dello stemma familiare che raffigura il cane rampante: la casa è la rappresentazione della ricchezza e del rango sociale raggiunto e, pertanto, secondo una usanza allora diffusa, le raffigurazioni araldiche si moltiplicano sugli affreschi del loggiato superiore, sui capitelli, sulle tavolette dei soffitti a cassettone, sul pozzo.
 
Capitello con stemma di Giovanni Romei

Il cortile dell’edificio è uno spazio altamente suggestivo caratterizzato da forme architettoniche ancora medievali: i loggiati su due piani dagli asimmetrici raccordi, le “baldresche”, tozzi mensoloni di sostegno della loggia est, ci ricordano che la metrica rinascimentale non è fino a questo momento arrivata nell’architettura ferrarese la quale, tuttavia, è ingentilita dai resti di vivaci decorazioni floreali e araldiche di gusto tardogotico.

Il grande monogramma di san Bernardino che spicca sulla parete di fronte all’ingresso è uno dei più importanti esempi dell’uso del cotto per la decorazione architettonica nella Ferrara estense. Anch’esso, come le pareti del cortile, ha perduto l’originale finitura colorata.

Attorno al cortile si organizzava la casa di Giovanni Romei nella prima fase di costruzione: al momento delle nozze con Polissena D’Este la dimora venne sensibilmente ampliata con l’aggiunta di un secondo cortile loggiato e due corpi di fabbrica che si affacciano su di esso.
 

 
Sala delle Sibille, affreschi, Persica e Libica, particolari 
Fanno parte del nuovo assetto la sala delle Sibille e quella dei Profeti che secondo recenti studi possono essere interpretate come un omaggio alla sposa di nobile rango e alle virtù coniugali. La donna nella sua più alta rappresentazione della Vergine Maria è infatti il soggetto della sala delle Sibille nella quale le dodici profetesse, in piedi all’interno di un roseto, mostrano i cartigli con le profezie sulla venuta di Cristo. Ignoti rimangono gli autori di questo ciclo pittorico, che tuttavia si ricollegano all’ambiente umanistico ferrarese e padovano della fine degli anni Cinquanta del XV secolo.
 

 

 

 

Nella sala delle Sibille si è conservata anche la preziosa e rara cappa di camino poligonale, sormontata dallo stemma Romei, finemente bordata da una fascia in cotto a rilievo, nella quale si vedono ancora resti di coloritura verde, rossa, oro.
 
Sala delle Sibille, camino a cappa poligonale, particolare
 
Si affacciano sul cortile anche due singolari ambienti divisi da pareti in legno dipinto, siti al piano nobile al di sopra del loggiato; il complesso decorativo, coevo o poco più tardo rispetto alle Sibille, raffigura belle dame riccamente vestite e ornate dal significato allegorico.

Le stanze del piano superiore furono completamente trasformate nella seconda metà del secolo successivo, quando Casa Romei era già da tempo passata in proprietà del convento del Corpus Domini, al quale Giovanni l’aveva lasciata per testamento (1483).

Attraverso la scala che parte dal Cortile d'onore e passando per il loggiato delle pareti dipinte con elementi floreali e araldici, si accede quindi a quello che già dalla fine dell’Ottocento veniva considerato come l’appartamento del cardinale Ippolito II, ovvero la serie di stanze con soffitti a fasce decorati “a grottesche” che occupa l’intero piano. Secondo la tradizione storica il più noto dei cardinali della famiglia estense, fratello del duca Alfonso II, avrebbe commissionato l’aggiornamento estetico delle stanze, nelle quali soggiornava nelle sue visite a Ferrara; non fu invece modificato l’assetto decorativo dell’ultimo vano che la tradizione identifica con lo studiolo di Giovanni Romei, il cui soffitto ornato di carte xilografate a monocromo verde è senza dubbio una delle rarità della casa, attribuito per l’alta qualità ad artista dell’ambito di Francesco del Cossa.

Parte integrante del convento fino al 1872, ormai decaduta e abbandonata, Casa Romei entrò a far parte del demanio dello Stato in quell’anno. Restaurata nelle strutture e nelle decorazioni, dal 1955 è organizzata come museo che raccoglie affreschi, sculture e lapidi provenienti da edifici ecclesiastici della città.

Interessante anche la piccola collezione dei mobili, tra i quali notevoli due forzieri rinascimentali, e quella dei cotti architettonici. Tra le opere che fanno parte del patrimonio del museo devono essere menzionate alcune sculture cronologicamente collocabili tra la fine del XV e l’inizio del XVI secolo, tra le quali il Monumento funebre di Tommasina Gruamonti Estense, opera di Alvise Lamberti da Montagnana, i due raffinati bassorilievi con i busti di profilo di Marco Agrippa e Antonio Pio di gregorio di Lorenzo e altre opere attribuite ad Alfonso Lombardi, come il piccolo altorilievo della Deposizione di Cristo. Uno splendido bassorilievo raffigurante la Madonna col Bambino è stato di recente attribuito a Donatello ed alla sua bottega.

Gli affreschi, databili tra il XIII e il XIV secolo, costituiscono un significativo campione della pittura ferrarese, particolarmente del Trecento, periodo al quale appartengono la maggior parte delle opere; di notevole interesse si segnalano il gruppo di pannelli provenienti dalla chiesa di Santa Caterina, esposti nel salone, e l’Ascensione della Vergine, opera di Serafino de’ Serafini di Modena.