VILLA ROMANA DI RUSSI

Via Fiumazzo

48026 Russi (RA)
tel. 0544 581357

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Orari di apertura

Aprile-Settembre: Lunedì - Sabato dalle 9 alle 19
Domenica dalle 13.30 alle 19
Ottobre-Marzo: Lunedì - Sabato dalle 9 ad un’ora prima del tramonto
Domenica dalle 13 ad un’ora prima del tramonto

chiusura biglietteria e ultimo ingresso 30 minuti prima degli orari indicati

 

 

Ingresso

intero € 2,00

ridotto € 1,00 (giovani di età compresa tra i 18 e i 25 anni)

gratuito per tutti i cittadini di età inferiore a 18 anni e ogni prima domenica del mese sono previste ulteriori agevolazioni per l'ingresso > v. link

 

In principio era il podere. Coloni e militari congedati ricevevano da Roma appezzamenti di terre conquistate dotate di una piccola casa colonica dove convivevano il proprietario, la sua famiglia, schiavi ed animali, sfruttando al massimo le potenzialità del terreno, di norma autosufficiente dal punto di vista economico e produttivo.
Poi venne la crisi. Alla fine dell'epoca repubblicana le famiglie contadine, schiacciate dai debiti, sono costrette a vendere, trasferendosi in città. I poderi, accorpati da ricchi compratori, diventano latifondi che il proprietario fa gestire da liberti con mansioni di fattore al comando di un gran numero di schiavi.
Nasce la villa rustica di cui quella di Russi è significativa testimonianza. Situata appena fuori dall'attuale centro urbano di Russi, la Villa Romana è certamente una delle ville rustiche più rappresentative e meglio conservate dell'Italia settentrionale. Rinvenuta negli anni '50 e oggetto di continue campagne di scavo, presenta un'estensione di almeno 8mila metri quadrati, un impianto termale messo in luce già nel 1939 e recentemente riscoperto, ed altre parti della struttura del complesso ancora da scavare. La villa era, con tutta probabilità, l'edificio principale di un vasto podere i cui prodotti -agricoli e di allevamento- erano destinati soprattutto agli uomini della flotta romana che, dall'epoca di Augusto, era stanziata a Ravenna. La fase di maggior sviluppo del complesso di Russi va infatti dal I al II secolo d.C. In questo periodo la villa, che esisteva anche in precedenza, ebbe le sue pavimentazioni in mosaico e la planimetria definitiva, risultato di un progetto architettonico unitario. Le diverse fasi di occupazione della Villa Romana di Russi sono legate alle vicende della vicina Ravenna. Dopo un periodo di decadenza, coincidente con l’allontanamento della flotta militare, la villa è parzialmente rioccupata quando la corte imperiale si trasferisce a Ravenna (V e il VI sec.) per poi essere definitivamente abbandonata in epoca medievale. Già sul finire del VII secolo d.C., l’area è ampiamente incolta mentre boschi ed acque si riappropriano del territorio: le ossa di castoro rinvenute testimoniano un ambiente ricco di acqua corrente ma totalmente privo di presenze umane.

I materiali rinvenuti nello scavo della Villa Romana sono parzialmente esposti nell'Antiquarium che il Comune di Russi ha allestito nei locali della Rocca: si tratta perlopiù di intonaci dipinti, oggetti d'uso quotidiano in metallo o in terracotta oltre a numerosi vasi da mensa in ceramica e vetro rinvenuti, per la maggior parte, sotto il pavimento della stanza n. 5 di cui formavano il vespaio realizzato nel corso del I-II secolo d.C. quando tutto il quartiere padronale venne ricostruito per dare alla villa un aspetto più sontuoso.

Nel complesso della Villa Romana è presente un edificio espositivo con centro visite, un'aula destinata prevalentemente a scopo didattico ed altri ambienti con funzione di magazzino e laboratorio di restauro. Recentemente nell'area circostante la vecchia cava dove insiste l'area archeologica è stato realizzato un parco naturalistico ricostituendo gli ambienti tipici della pianura alluvionale.

piantarussi

La villa padronale

La villa è composta da un nucleo principale rettangolare circondato da portici con colonne in mattoni. L'ingresso era situato a sud, attraverso un cortile aperto. All'interno, attorno a due cortili sempre porticati, si articolano il quartiere padronale e quello produttivo. Il quartiere padronale, situato a nord, costituiva l'abitazione del proprietario, il dominus, quando questi risiedeva nella villa.

Varcato il peristilio (1), le cui colonne erano dipinte in rosso, si entra nel tablinum, cioè la stanza di soggiorno (5). Attraverso le sue grandi porte era possibile controllare tutte le attività che si svolgevano nella parte produttiva della villa mentre le stanzette circostanti (6-9) erano destinate ad usi diversi. Il gruppo di stanze più ad ovest (10-15) costituiva con tutta probabilità il quartiere notturno mentre la grande stanza (16) doveva essere il triclinium cioè la stanza da pranzo.

I pavimenti, ben conservati e per la maggior parte in mosaico bianconero, costituiscono un buon repertorio dei mosaici geometrici in uso nell'Italia settentrionale nel I e II secolo d.C. mentre gli altri pavimenti in cocciopesto appartengono alla fase più antica della villa. Le pitture dei muri, in parte conservate, riproducono a vivace policromia motivi vegetali, piccoli animali ed imitazioni di decorazioni a tarsia di marmo. Negli anni 1989-90 è stato rimesso in luce, sul lato est del cortile (52), l'impianto termale (53-57), già individuato durante gli scavi del 1939. Era costituito da un ambiente riscaldato, con pavimento in marmo e mosaico, ed una scala che consentiva l'accesso ad altre stanze sopraelevate dotate di suspensurae -sorta di distanziatori in laterizi circolari disposti in modo da formare un'intercapedine che consentiva il passaggio dell'aria calda o fredda- Qui sono visibili una fognatura con pozzetto in marmo traforato, due vaschette per il bagno -di cui una semicircolare- ed altri ambienti con resti di intonaci parietali.

Il quartiere produttivo

Il quartiere produttivo, destinato alla lavorazione dei prodotti dei campi ed abitazione degli addetti, è sistemato attorno ad un grande cortile con pilastri in mattoni (4). Ad ovest si trova la probabile abitazione del fattore (procurator), anch'essa con pavimenti a mosaico, mentre sempre sul lato ovest del cortile troviamo una fornace per la ceramica (22), attualmente interrata, un ambiente con macine (23) e una grande cucina con pozzo, focolare e canalette di scarico verso l'esterno (24-25).

Sul lato sud si trova un grande ambiente centrale di passaggio (32) ed un magazzino forse destinato alla conservazione delle anfore (34). Sul lato est vi sono numerosi piccoli ambienti, ciascuno dotato di focolare, probabilmente destinati a qualche tipo di lavorazione più che ad abitazione dei lavoranti; segue un ambiente scoperto (42) -in cui la presenza di una fognatura ed un pozzo lascia desumere si utilizzasse molta acqua- e un complesso (3), probabilmente destinato alla lavorazione del vino, costituito da una vasca sopraelevata -pavimentata in mosaico a tessere appuntite- collegata ad una vaschetta più bassa con incavo per la raccolta dei liquidi. L'angolo a nord-est è occupato da un grande magazzino (2) forse destinato al ricovero dei carri e delle attrezzature. L'ingresso principale (30) era a sud del complesso, in un'aia o cortile tuttora oggetto di scavo ma che, per la parte già studiata, ha messo in luce alcuni ambienti sul lato ovest, una probabile latrina (29) ed una cisterna per l'acqua (28). Negli ultimi anni è ripreso lo scavo della zona est che ha permesso l'individuazione di un altro grande cortile con lati colonnati (47) -in origine tenuto a frutteto- ad est del quale sono stati identificati altri ambienti dotati di impianto di riscaldamento (47) e, ancora più a oriente, i filari di un vigneto ed i resti di un canale probabilmente navigabile.