BATTISTERO DEGLI ARIANI      TEMPORANEAMENTE CHIUSO
Piazzetta degli Ariani 48121 Ravenna
Direzione e uffici:
0544 543710 / 543720

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Web & social

https://www.facebook.com/bat.ravenna/

Orari di apertura

in vigore fino a sabato 28 marzo 2020: da lunedì a domenica 8.30 - 16.30 (ultimo accesso ore 16.15)

da domenica 29 marzo 2020: da lunedì a domenica 8.30 - 19.30 (ultimo accesso ore 19.15)

chiuso nei giorni 1 gennaio, 25 dicembre

Si comunica che questo istituto s'impegna per offrire al pubblico un orario di visita quanto più esteso possibile, nel rispetto dei criteri per l'apertura al pubblico, la vigilanza e la sicurezza dei musei e dei luoghi della cultura statali previsti dal D.M. del 30 giugno 2016, in attesa che vengano espletate le previste procedure concorsuali finalizzate al superamento delle attuali carenze organiche e al conseguente incremento del personale in servizio.

 

Carta della qualità dei servizi (aggiornata a ottobre 2017)

Ingresso

intero € 2,00

gratuito per tutti i cittadini di età inferiore a 18 anni e ogni prima domenica del mese.

sono previste ulteriori agevolazioni per l'ingresso

 

Accessibilità

Sono stati ripristinati i percorsi attrezzati (piattaforma elevatrice) per il superamento delle barriere architettoniche

 

Servizi

all’esterno del monumento è presente un totem contenente informazioni storico-artistiche sul monumento

 

 

 

IL BATTISTERO DEGLI ARIANI 

 

battistero degli ariani

 

Questo edifico è un unicum: nessun’altro battistero dedicato al culto ariano è giunto fino a noi.

Fu costruito presumibilmente per volontà di Teodorico (493-526) come battistero dell’antica cattedrale ariana, oggi chiesa dello Spirito Santo, che sorge nelle sue vicinanze. Sebbene la data precisa di costruzione del battistero non sia certa, cattedrale e battistero vennero rappresentati nel mosaico della chiesa palatina del re Teodorico (oggi S. Apollinare Nuovo) databile intorno al 520.

Il dominio dei re goti su Ravenna durò alcuni decenni, ma con esso terminò anche l’arianesimo in città, bollato di eresia e bandito dalla chiesa ortodossa bizantina. Dopo la cacciata degli Ostrogoti da Ravenna e a seguito della conquista bizantina (554), l’edificio venne riconciliato al culto ortodosso e dedicato alla Vergine Maria. Da qui deriva il nome di Santa Maria in Cosmedin con il quale venne identificato a partire dal VII secolo e la denominazione di Monasterium Sanctae Mariae con la quale lo ricorda il protostorico ravennate Andrea Agnello nel IX secolo.

Nell’XI secolo l’edificio fu preso in consegna, insieme con la vicina chiesa dello Spirito Santo, dai Benedettini; nel Rinascimento fu dato in commenda al clero secolare e dal 1608 fu affidato alle cure dei Teatini. Nel XVII secolo venne inglobato a un adiacente edificio e costituì insieme a esso l’Oratorio della Confraternita della Croce. Alla fine dell’Ottocento, avendo perso ogni funzione di culto e circondato da superfetazioni, l’edificio fu venduto a privati. L’antico battistero rischiò di essere adibito a magazzino, destino scongiurato grazie all’acquisizione da parte dello Stato nel 1914. Tra il 1916 e il 1919 fu interessato da lavori di restauro che fornirono importanti informazioni sull’assetto architettonico originale; vennero così ripristinate, ove possibile, le parti demolite e si riportò in luce ciò che restava delle antiche murature. Quello che oggi vediamo è solo la parte centrale della costruzione antica, che appariva più ricca e articolata; originariamente infatti il battistero era circondato da un ambulacro anulare coperto da una volta, che si interrompeva solo sul lato orientale, in corrispondenza dell’absidiola più grande. Sono ancora visibili all’esterno, in corrispondenza delle absidi minori, gli arconi che servivano all’innesto delle volte.

Alla fine degli anni ’50 del Novecento con la demolizione dell’ex oratorio e delle strutture adiacenti e con la chiusura al traffico della piazzetta, si restituì dignità all’antico polo religioso ariano, nonostante le molte manomissioni. Il battistero ha pianta ottagonale, diffusissima nei battisteri tardoantichi, animata da quattro absidi, numeri carichi di significati simbolici. L’aspetto complessivo dell’esterno è semplice: nulla prepara alla magnificenza della decorazione musiva interna, anticamente più articolata e ricca.

L’impostazione iconografica del mosaico denuncia l’influsso del programma figurativo attuato, pochi decenni prima, all’interno del battistero annesso della cattedrale cattolica, denominato Neoniano, ma se ne differenzia sia per il mutato gusto artistico che per il diverso influsso delle correnti filosofiche, in particolare per l’affermarsi della dottrina ariana. Questa eresia riguardante la natura del Cristo trovò grande diffusione tra le popolazioni germaniche e si riaffermò a Ravenna con la dominazione dei Goti. Al centro della cupola campeggia un medaglione: al suo interno è raffigurata, come si conviene ad un battistero, la scena del battesimo di Cristo, costruito intorno a tre personaggi come da tradizione. Al centro Gesù è immerso nudo nelle acque del Giordano, mentre il Battista gli impone la mano sulla testa, secondo l’antico rito. Dall’alto scende la colomba divina, ad irrorare con un soffio di luce il capo del Cristo (secondo altre interpretazioni, con un fiotto di acqua lustrale). A destra è collocata la figura di un vecchio con barba e capelli bianchi, rappresentato con torso nudo e la parte inferiore del corpo ricoperta da un drappo verde. Il personaggio simboleggia il fiume Giordano, con attributi che derivano direttamente dall’iconografia ellenistica delle divinità fluviali personificate. Infatti la figura si appoggia a un vaso rovesciato, dalla cui bocca defluisce l’acqua e regge in mano una canna palustre, mentre sulla sua testa spuntano le rosse chele di un granchio, che rappresentano gli elementi della vita acquatica.

Mentre la scena centrale è un’esaltazione del sacramento battesimale, la fascia periferica è dominata da un maestoso corteo di apostoli che paiono avanzare con ritmo cadenzato su fondo aureo, intervallati da raffigurazioni di palme. Vestiti secondo la foggia degli antichi romani, sorreggono ciascuno una corona, simbolo di vittoria, con le mani ricoperte, in segno di rispetto, da un drappo bianco, il pallio. Sono distinti in due schiere che si dirigono, con S. Pietro e S. Paolo capifila, verso un grande trono aureo riccamente decorato e occupato da una croce.

Pietro e Paolo, a differenza degli altri apostoli, sono ben caratterizzati nei volti e identificati mediante gli attributi canonici: l’uno tiene in mano le chiavi e l’altro i rotoli. Il trono, culmine simbolico del corteo, è un motivo iconografico antico mutuato dall’arte cristiana come prefigurazione dell’etimasia: sottintende la presenza invisibile del Cristo e rappresenta simbolicamente il trono sul quale egli siederà nel giorno del giudizio finale. Qui però l’iconografia è arricchita da elementi inconsueti che potrebbero modificarne l’interpretazione in chiave ariana: sul sedile, coperto da telo un bianco, è collocato un cuscino di porpora che accoglie la grande croce ornata di gemme, da cui pende un drappo purpureo. Tali elementi potrebbero essere simbolici delle sofferenze patite sulla croce e quindi alludere alla natura umana del Cristo.

Dal 1996 il Battistero degli Ariani fa parte dei monumenti tutelati dall’Unesco.